Cronaca anni ’70 | Pagherete caro Pagherete tutto!

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Roma a mano armata: Hazet 36, P38, bombe molotov e mitraglietta Skorpion.. gli anni di piombo!

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Gli “anni di piombo” sono uno tra i periodi storici più tormentati e violenti dell’Italia del dopoguerra, iniziano con la Strage di piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969, attraversano in blocco gli anni ’70 e si chiudono con la Strage di Bologna del 2 agosto 1980. A Roma, ad inaugurare questo particolare clima permeato dalla cosiddetta “stategia della tensione, una teoria politica secondo la quale i fatti cruenti di questi anni avevano come fine la destabilizzazione del paese, sono probabilmente i duri scontri avvenuti fuori la facoltà di architettura di Valle Giulia il 1 marzo 1968 tra manifestanti universitari e forze di polizia. Nell’immaginario collettivo in realtà gli “anni di piombo” si associano alle “imprese” di tutta una serie di gruppi più o meno eversivi sia di estrema sinistra (Lotta Continua, Movimento studentesco, Autonomia Operaia, Prima Linea e Brigate rosse) che di estrema destra (Fronte della Gioventù, FUAN, Ordine nuovo, Avanguardia Nazionale e NAR). Simboli funerei di questi anni sono anche alcuni modelli di armi utilizzate dai violenti, dalla Hazet 36 (un tipo di chiave inglese) alla P38 (una pistola semi automatica), dalla Bomba Molotov (ordigno incendiario di tipo artigianale) alla mitraglietta Skorpion (una pistola mitragliatrice estremamente maneggevole).


Antifascismo militante a Roma: Movimento Studentesco, Potere Operaio, Autonomia Operaia e Lotta Continua.

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Il cosiddetto “antifascismo militante“, vagamente ispirato all’antifascismo storico, più che un movimento fu una sorta di “sentimento diffuso” tra i giovani di estrema sinistra appartenenti a diverse formazioni extra parlamentari attive nella Roma, e nell’Italia, degli anni ’70.

Movimento Studentesco

Il Movimento Studentesco, chiamato anche MS, è stata un’organizzazione extra parlamentare studentesca di sinistra attiva in buona parte degli atenei italiani, tra cui ovviamente anche l’Università La Sapienza, a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70. Tra i leader storici del movimento vanno menzionati senza dubbio Mario Capanna e Salvatore Toscano.

Potere Operaio

Potere Operaio è stato un gruppo della sinistra extra parlamentare, attivo a Roma cosi come in diverse altre città italiane tra il 1967 e il 1973, che fece proprie le tesi della “lotta di classe” di stampo marxista, una lotta tutta interna al mondo della fabbrica e alla figura dell’operaio massa. Tra i leader di Potere Operaio ci sono alcuni nomi di spicco del panorama politico dell’estrema sinistra di quegli anni, da Franco Piperno a Toni Negri, da Oreste Scalzone a Valerio Morucci fino a Lanfranco Pace.

Autonomia Operaia

Nata  dalle esperienze legate al movimento del ’68 e dallo scioglimento di gruppi dell’estrema sinistra come Potere Operaio, la quasi omonima Autonomia Operaia fu attiva in tutta Italia, cosi come nella capitale, tra il 1973 e il 1979. Caratteristica di questo “gruppo” e dei suoi militanti era quella di aggregarsi intorno alle cosiddette “radio libere” tra cui la storica Radio Onda Rossa, la “radio di movimento” romana che aveva la sua sede in via dei Volsci 56 a San Lorenzo. Leader storici di Autonomia Operaia sono stati Oreste Scalzone e Toni Negri.

Lotta Continua

Lotta Continua è stata una delle più accese formazioni della sinistra extra parlamentare italiana attiva, anche a Roma, tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta. L’organizzazione, di orientamento operaista e rivoluzionario, si caratterizzò, rispetto ad altri movimenti simili che in quegli anni affollavano la galassia extra parlamentare di sinistra, per via di una forte connotazione spontaneistica. Leader carismatico di Lotta Continua è stato Adriano Sofri, al suo fianco, tra il gruppo di testa del movimento c’erano anche Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, Guido Viale, Lanfranco Bolis, Paolo Brogi, Carla Melazzini e Marco Boato. 


Brigate Rosse a Roma: Valerio Morucci, Adriana Faranda e Barbara Balzerani.

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Le Brigate Rosse (BR) sono state un’organizzazione terroristica italiana di stampo marxista-leninista tra le più longeve di tutti i gruppi terroristici analoghi attivi nell’Europa occidentale in quegli anni (per violenza sono state inferiori forse solo alla famigerata Banda Baader-Meinhof tedesca in seguito chiamata RAF). In Italia le BR presero piede in diverse città del settentrione a partire dai primissimi anni settanta, fu infatti solo nel 1976 che le Brigate Rosse riuscirono a costituire una loro colonna romana e questo grazie soprattutto all’impegno di tre dirigenti del gruppo scesi a Roma dal nord e cioè Mario Moretti (nome di battaglia Maurizio), Franco Bonisoli (Luigi) e Maria Carla Brioschi (Monica). L’anno seguente scese nella capitale un altro importante brigatista appena evaso dal carcere di Treviso, Prospero Gallinari. La colonna romana creò le sue prime basi in via Gradoli (Cassia)via Chiabrera (Ostiense) mentre i primi elementi clandestini del gruppo furono Valerio Morucci (Matteo) e la sua compagna Adriana Faranda (Alessandra). Ben presto a questi due brigatisti si unirono altri giovani come Barbara BalzeraniBruno Seghetti, Francesco Piccioni, Germano Maccari, Anna Laura Braghetti, Antonio Savasta, Alessio Casimirri e Rita Algranati. Tra le azioni più eclatanti compiute dalle BR a Roma c’è senza dubbio il sequestro e l’uccisione dell’allora Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

Foto: Valerio Morucci e Adriana Faranda.


Attacco al cuore dello Stato: le Brigate Rosse sequestrano e uccidono il Presidente Aldo Moro..

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16 marzo 1978, ore 9:00 del mattino, in via Mario Fani, quartiere Trionfale, all’incrocio con via Stresa, le due auto dell’allora Presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, vengono bloccate da un commando di terroristi (Brigate Rosse) che aprono immediatamente il fuoco e uccidono tutti i membri della scorta (Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi, Giulio Rivera). Aldo Moro viene sequestrato e, dopo 55 giorni di prigionia all’interno di un covo di via Camillo Montalcini al Portuense, viene ucciso a sangue freddo per mano dell’allora capo delle BR Mario Moretti. Il 9 maggio 1978 il corpo di Aldo Moro viene rinvenuto all’interno di una Renault 4 rossa in via Caetani, una piccola traversa emblematicamente vicina a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano) e a piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana). Il caso Moro, tutt’oggi con moltissimi aspetti poco chiari, ebbe come riflesso politico immediato quello di chiudere definitivamente la stagione del cosiddetto “compromesso storico”, l’avvicinamento cioè tra l’allora Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana. 

Foto: ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani.


Giovani di sinistra uccisi nella Roma anni ’70: Giorgina Masi, Walter Rossi e Valerio Verbano.

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Tra le tante vittime della Roma degli anni settanta, dai giovani militanti dei movimenti ai rappresentanti delle forze dell’ordine, dai semplici passanti che si trovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato ai magistrati impegnati in inchieste scottanti, abbiamo selezionato tre casi emblematici e tra i più noti tra quelli che coinvolsero giovani di sinistra e di area radicale.

Giorgina Masi (Roma, 6 agosto 1958 – Roma, 12 maggio 1977)

Nel tardo pomeriggio di giovedì 12 maggio 1977 in pieno centro storico a Roma, durante una manifestazione pacifica del partito radicale, scoppiarono violenti scontri tra dimostranti infiltrati dell’Autonomia Operaia e forze dell’ordine. Alle ore 19:55 un proiettile vagante calibro 22 colpisce all’addome Giorgina Masi, una studentessa diciottenne che si trovava in piazza Gioacchino Belli (Trastevere) per seguire la manifestazione insieme al fidanzato Gianfranco Papini. Giorgina fu subito soccorsa ma morì poco dopo in ospedale. Il colpevole dell’assassinio non fu mai assicurato alla giustizia. In realtà nel caso di Giorgina Masi c’è chi sostenne la tesi del “fuoco amico” sparato da un autonomo chi, invece, come l’avvocato della famiglia, addebitò la responsabilità alle forze dell’ordine in borghese presenti quella sera sul luogo del fatto.

Walter Rossi (Roma, 12 aprile 1957 – Roma, 30 settembre 1977)

Roma, 30 settembre 1977, durante un volantinaggio di protesta nel quartiere della Balduina, storica roccaforte romana della estrema destra, muore, per un colpo d’arma da fuoco alla testa, Walter Rossi, un giovane militante di sinistra appartenente al movimento Lotta Continua. La manifestazione in realtà era una rappresaglia ad un altro fatto di sangue avvenuto solo il giorno prima ovvero il ferimento della diciannovenne Elena Pacinelli a Monte Mario. A sparare, questa volta in via delle Medaglie d’Oro, furono a quanto pare un gruppo di neofascisti tra le cui fila c’erano, armati di tutto punto, Alessandro Alibrandi e Cristiano Fioravanti. La colpevolezza dei due noti esponenti neofascisti romani però non fu mai appurata tant’è che la morte di Walter Rossi, ancora oggi, non ha ancora un responsabile vero e proprio.

Valerio Verbano (Roma, 25 febbraio 1961 – Roma, 22 febbraio 1980)

Alle 12:45 del 22 febbraio 1980, tre giovani armati e col volto coperto da un passamontagna si introducono con una scusa in casa Verbano, famiglia piccolo borghese di estrazione anti-fascista residente al quarto piano di via Monte Bianco 114 (Monte Sacro). I tre, armati di pistole con silenziatore, legano e imbavagliano i genitori di Valerio Verbano, un giovane attivista appartenente ad Autonomia Operaia. Un’ora più tardi, al suo rientro in casa, Valerio viene subito assalito dai tre individui e, dopo una violenta colluttazione, viene raggiunto da un colpo di pistola alla schiena che gli perfora l’intestino, morirà prima di arrivare in ospedale. Come negli altri due precedenti casi anche questo omicidio non ha un responsabile identificato.

Foto: Giorgina Masi, Walter Rossi e Valerio Verbano.


Giovani di destra uccisi nella Roma anni ’70: Strage di Acca Larentia e Miki Mantakas.

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La seconda metà degli anni ’70 fu, dal punto di vista dello scontro politico tra giovani di estrema destra e giovani di estrema sinistra, il periodo in assoluto più violento. La città era a chiazza di leopardo, c’erano i quartieri di destra (Balduina, Prati, Ottaviano, Vigna Clara) e quelli di sinistra (Cinecittà, Don Bosco, Portuense), i ragazzi ormai si “aspettavano sotto casa” oppure decidevano chi gambizzare direttamente al bar giocando a flipper o ai marzianetti, fu in questo clima che maturarono alcuni dei più brutali assassini ai danni di giovani militanti di destra.

Strage di Acca Larentia (7 gennaio 1978)

Via Acca Larentia, quartiere Tuscolano, ore 18:20 circa del 7 gennaio 1978, fuori la sede romana del Movimento Sociale Italiano cinque giovani attivisti del Fronte della Gioventù si apprestano ad uscire per pubblicizzare, con un volantinaggio, un concerto di musica di destra “Amici del Vento”. Non fanno in tempo ad andar via che i giovani vengono subito investiti  dai colpi di diverse armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco formato da più persone. Franco Bigonzetti, un ventenne iscritto al primo anno di Medicina e Chirurgia muore sul colpo, altri tre ragazzi riescono a sfuggire all’attentato riparandosi dietro il portone blindato della sede politica, mentre un quinto ragazzo, uno studente di diciotto anni di nome Francesco Ciavatta, viene freddato sulla scalinata a lato della sezione. I colpevoli dell’agguato sono tutt’oggi ignoti.

Mikis “Miki” Mantakas (Atene, 13 luglio 1952 – Roma, 28 febbraio 1975)

28 febbraio 1975, al Palazzo di Giustizia di Roma di viale Giulio Cesare siamo ormai al settimo giorno del processo per il cosiddetto “Rogo di Primavalle”, dove persero la vita due ragazzi, Stefano e Virgilio Mattei, figli di un esponente romano del Movimento Sociale. La giornata inizia subito con i tafferugli tra giovani di estrema destra ed estrema sinistra, nel primo pomeriggio il corteo dei manifestanti di sinistra si sposta però verso la sede missina di via Ottaviano per assaltarla. Un gruppetto di ragazzi di destra, asserragliato all’interno dell’edificio, viene fatto uscire dalla portiera dello stabile da un altro ingresso del palazzo che da su Piazza Risorgimento, tra questi giovani, tutti militanti del FUAN (Fronte Universitario d’Azione Nazionale) c’è anche Mikis Mantakas, detto “Miki”, un attivista greco che, appena in strada, viene raggiunto in piena fronte da un colpo di pistola calibro 38. Morirà poco dopo. Per questo delitto furono accusati i militanti di Potere operaio Alvaro Lojacono e Fabrizio Panzieri.

Foto: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Mikis Mantakas.


Neofascisti e Postfascisti a Roma: Fronte della Gioventù, FUAN, Ordine nuovo e Avanguardia Nazionale.

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Fronte della Gioventù

Il Fronte della Gioventù (FdG) è stata una organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale formatasi a Roma nel settembre del 1971. Benché imparentato con il Movimento Sociale in realtà il Fronte della Gioventù ha rappresentato, da subito, un laboratorio politico pressoché autonomo con un dibattito interno critico e talvolta alternativo a quello dello stesso Movimento Sociale. Hanno militato nelle fila del Fronte della Gioventù degli anni ’70 diversi esponenti di primo piano di future formazioni politiche come Alleanza NazionaleFratelli d’Italia, tra questi ricordiamo Gianfranco Fini, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno.

FUAN – Fronte universitario d’azione nazionale

Il Fronte universitario d’azione nazionale, conosciuto ai più con l’acronimo FUAN, nacque a Roma nel 1950 come movimento politico studentesco di destra e si sciolse, sempre a Roma, nel 1996. Il FUAN in realtà era una sorta di sezione giovanile del Movimento Sociale Italiano, anche se, per amor del vero, va detto che i militanti del FUAN erano spesso in disaccordo con la linea ufficiale del partito maggiore, considerata, il più delle volte, troppo morbida. All’inizio degli anni ’70 infatti alcune posizioni più estreme del movimento diedero vita ad esperienze improntate ad una maggiore radicalità come quella dell’allora sezione romana, guidata all’epoca da Biagio Cacciola, chiamata FUAN-Caravella.

Ordine nuovo

Il Movimento Politico Ordine Nuovo è stato, almeno inizialmente, un’associazione extra parlamentare di estrema destra nata nel 1969 per iniziativa di Pino Rauti, giovane esponente neofascista già fondatore, nel 1956, del Centro Studi Ordine Nuovo, un’associazione politico culturale della quale il movimento successivo raccolse l’eredità. Tra i principali esponenti di Ordine Nuovo in questa prima fase ricordiamo, oltre a Rauti, Clemente Graziani, Salvatore Francia e Roberto Besutti. In realtà diversi dirigenti del movimento nel 1973 finiscono sotto processo con l’accusa di “ricostituzione del disciolto partito fascista”, sarà proprio in questo frangente infatti che alcuni esponenti di Ordine Nuovo decidono di continuare la lotta politica in clandestinità e trasformano il vecchio movimento in un vero e proprio gruppo armato sotto la guida di Pierluigi Concutelli.

Avanguardia Nazionale (AN)

Avanguardia Nazionale (AN) nasce ufficialmente il 25 aprile 1960 per iniziativa di Stefano Delle Chiaie, giovane ma già esperto rappresentante (basti pensare che a soli 14 anni si iscrisse alla sezione Appio Tuscolano del Movimento Sociale Italiano) della destra più radicale. Avanguardia Nazionale si connota sin da subito come un’organizzazione politica di estrema destra nazional rivoluzionaria tanto è vero che il movimento, soprattutto nella figura del suo leader Stefano Delle Chiaie, risulta coinvolto, in modo più o meno diretto, con alcuni dei più gravi fatti di sangue avvenuti a Roma e in Italia tra la seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ’80. Avanguardia Nazionale si sciolse, formalmente, nel 1976. Diversi suoi esponenti, così come fecero alcuni membri del quasi affine Ordine Nuovo, confluirono in una nuova formazione neofascista chiamata Ordine Nero.


La Roma dei NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari: Alibrandi, Anselmi, Fioravanti e Mambro..

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Nuclei Armati Rivoluzionari, meglio noti come “NAR“, sono stati una tra le più sanguinarie organizzazioni terroristiche operanti sul territorio italiano dal dopoguerra ad oggi (33 omicidi accertati). Attivi a Roma tra il 1977 e il 1981 i NAR sono teorici dello “spontaneismo armato nazional rivoluzionario”, sono quindi un gruppo eversivo dell’estrema destra lontano, al tempo stesso, sia dalle logiche dei vecchi gruppi come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale e ancor di più dal Movimento Sociale Italiano considerato un partito asservito alla borghesia e ai poteri forti. I NAR nascono a Roma nel ’77 per iniziativa di alcuni militanti della sede romana del FUAN di via Siena, al quartiere Nomentano, ne fanno parte quelli che diventeranno, di li a breve, nomi altisonanti dell’estremismo di destra. Il nucleo originario comprende Valerio Fioravanti e suo fratello minore Cristiano, Francesca Mambro (compagna di Valerio), Alessandro AlibrandiFranco Anselmi. A questi si aggiunsero col tempo altri neofascisti di spicco come Gilberto Cavallini, Luigi Ciavardini, Giorgio Vale e il giovanissimo Massimo Carminati, un personaggio diviso tra malavita ed eversione nera e punto di collegamento tra NAR e Banda della Magliana.

Foto: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. 


Il colpo di stato del Principe Nero: il Golpe Borghese.

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In una notte romana come tante altre, tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, diversi gruppi armati capeggiati dal principe Junio Valerio Borghese (noto anche come Principe nero), figura di spicco della destra estrema di quell’epoca, danno inizio al cosiddetto “Golpe Borghese“, un colpo di stato che fu annullato all’ultimo momento, per cause mai chiarite, quando ormai era in fase avanzata di esecuzione. Il Golpe, organizzato nei minimi dettagli, prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno e di quello della Difesa, delle sedi RAI, dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefono), la deportazione degli oppositori e il rapimento dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.


Strage di Fiumicino del 1973: l’attacco di Settembre Nero.

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Il 17 dicembre 1973 un commando terrorista composto da cinque Fedayyìn palestinesi, tutti affiliati alla micidiale organizzazione Settembre Nero (nota soprattutto per il massacro di undici atleti israeliani avvenuto durante le Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972), sferrò un attacco terroristico all’aeroporto di Roma Fiumicino facendo ostaggi e lanciando bombe contro un aereo della Pan Am. Morirono in tutto trentadue persone, tra cui quattro italiani, i terroristi riuscirono comunque a farla franca facendosi scudo con altri ostaggi e costringendo un secondo aereo, questa volta un volo della Lufthansa, a decollare con destinazione Damasco. Fu la più grave strage terroristica, in termini di vittime, avvenuta in Europa fino a quella di Bologna del 1980. Oggi quella strage è stata quasi dimenticata.


Morte di un Poeta: all’Idroscalo di Ostia viene rinvenuto il corpo di Pier Paolo Pasolini.

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Idroscalo di Ostia, 2 novembre 1975, giorno dei morti. In uno squallido sterrato adiacente a una baraccopoli poco distante dal mare viene trovato il cadavere martoriato di Pier Paolo Pasolini, 53 anni, poeta, scrittore, regista ed intellettuale controcorrente tra i più lucidi ed ispirati di tutto il novecento. Del suo assassinio viene accusato l’allora diciassettenne Giuseppe Pelosi, detto “Pino la rana” per via dei suoi occhi sporgenti, un ragazzo di vita “rimorchiato” dallo stesso Pasolini nei dintorni della stazione Termini la sera precedente. Pasolini fu ucciso in maniera brutale, percosso e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia per più volte, apparentemente (in realtà le circostanze di questo omicidio sono tutt’oggi poco chiare) proprio per mano di uno di quei “ragazzi di vita” per la cui omologazione sociale e culturale il poeta si era tanto speso nel corso della sua intensa carriera artistica e letteraria.

Foto: Pier Paolo Pasolini. 


Rogo di Primavalle: morti carbonizzati un ragazzo e un bambino.. la strage infame!

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16 aprile 1973, nel popolare quartiere di Primavalle, e precisamente al terzo piano di uno stabile di via Bernardo da Bibbiena 33, abita Mario Mattei, segretario locale del MSI, con la sua famiglia composta dalla moglie Anna Maria e dai sei figli, Giampaolo di 3 anni, Stefano di 8, Antonella di 9, Lucia di 15, Silvia di 19 e Virgilio di 22. Sono circa le tre di notte quando alcuni uomini versano cinque litri di benzina fuori la porta di casa Mattei e provocano un incendio con un innesco artigianale. In pochi minuti le fiamme divampano in tutta la casa, alcuni membri della famiglia si salvano uscendo dalla porta d’ingresso (la mamma insieme ai piccoli Antonella e Giampaolo), Silvia e Lucia, aiutate dal padre, riescono a salvarsi in extremis. Purtroppo per Virgilio e il piccolo Stefano non ci fu scampo, morirono bruciati vivi non riuscendo a gettarsi dalla finestra per scampare alle fiamme. Per il Rogo di Primavalle furono accusati tre militanti del movimento di estrema sinistra Potere Operaio (Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo). Sul selciato fuori l’abitazione del Mattei fu ritrovato un volantino di rivendicazione che recitava: Brigata Tanas – Guerra di classe – Morte ai fascisti – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria.

Foto: Virgilio Mattei poco prima di morire. 


Massacro del Circeo: uno tra i più clamorosi e cruenti fatti di cronaca della Roma bene.

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Tra il 29 e il 30 settembre 1975 due ragazze giovanissime, la diciassettenne Donatella Colasanti e la diciannovenne Rosaria Lopez vengono invitate da tre ragazzi della “Roma bene” in una villa del Circeo, per una festa tra amici. I tre ragazzi sono Andrea Ghira, figlio di un noto imprenditore e proprietario della villa, Gianni Guido e Angelo Izzo. Quella che doveva essere una semplice festicciola si trasforma presto in un vero incubo che passerà alla storia come il Massacro del Circeo. Le due ragazze, per più di un giorno ed una notte, vengono violentate, brutalizzate e massacrate. Rosaria Lopez fu annegata in una vasca da bagno mentre la Colasanti riuscì a fingersi morta ingannando i suoi aguzzini. Credendole entrambe morte infatti i tre giovani, alla fine del lugubre “party”, rinchiusero le due ragazze nel bagagliaio di una Fiat 127 bianca e tornarono a Roma. Una volta in città andarono a cena in un ristorante lasciando la macchina incustodita dando così la possibilità alla Colasanti di farsi notare e far scattare i soccorsi.

Foto: Rosaria Lopez e Donatella Colasanti.

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