MUSICA-POP-ANNI-70

MUSICA POP ANNI ’70 | VINTAGE ’70 ’80 ’90

Gli anni ’70, dal punto di vista del panorama musicale, sono stati tra le decadi più proficue in assoluto e questo perché, almeno a detta di molti storici, gli anni ’70 sono un po’ il trait-d’union tra l’energia ribelle degli anni ’60 e la goliardia degli ’80. A Roma la musica che si ascoltava era più o meno (con le dovute eccezioni) la stessa che si sentiva a Milano piuttosto che a Napoli, si spaziava dal grande rock alla musica leggera, dal pop alla nascente disco music. Il panorama musicale di quegli anni in realtà è talmente ricco e variegato che riassumerlo in un’unica “raccolta” è praticamente impossibile, motivo per cui abbiamo focalizzato la nostra attenzione su tutta una serie di canzoni (soprattutto pop italiano) tra le più popolari dell’epoca, finendo inevitabilmente col trascurarne altre, altrettanto famose ed importanti..


Agnese dolce Agnese (Ivan Graziani – 1979)

Agnese, uscita nel 1979, è una delle melodie più note di Ivan Graziani (Teramo, 6 ottobre 1945 – Novafeltria, 1 gennaio 1997) e fa parte dell’omonimo album (Agnese dolce Agnese). Il pezzo ricorda da vicino “A Groovy Kind of Love”, una canzone già eseguita da diversi interpreti (tra cui i Camaleonti) e successivamente portata al successo internazionale da Phil Collins. Entrambi i brani (A Groovy Kind of Love e Agnese) si richiamano ad un vecchio pezzo classico di Muzio Clementi (compositore romano vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800), mentre il verso di Agnese «se la mia chitarra piange dolcemente» è un esplicito riferimento alla canzone dei Beatles “While My Guitar Gently Weeps”. | Video ripreso da un live a Cesenatico del 1989

 


Alla fiera dell’est (Angelo Branduardi – 1976)

Alla fiera dell’est è una originale e popolare canzone di Angelo Branduardi (Cuggiono, 12 febbraio 1950) pubblicata nell’album omonimo del 1976. I brani della compilation sono tutti di Branduardi, gli arrangiamenti sono di Maurizio Fabrizio, mentre i testi delle canzoni sono della moglie di Branduardi, Luisa Zappa. Il brano “Alla fiera dell’est” è in realtà un adattamento di un canto pasquale ebraico dal titolo “Chad Gadyà” ed ha anche una curiosa somiglianza con una antica filastrocca inglese “The House That Jack Built”.


Amarsi un po’ (Lucio Battisti – 1977)

Amarsi un po’ è il diciannovesimo singolo di Lucio Battisti (P. Bustone, 5 marzo 1943 – Milano, 9 settembre 1998) pubblicato, nel 1977, insieme alla canzone “Sì, viaggiare” e in concomitanza con l’album “Io tu noi tutti” che contiene entrambe le tracce. Le musiche di “Amarsi un po’” sono dello stesso Battisti mentre i testi sono di Mogol. I brani saranno prodotti anche per il mercato americano con i titoli To Feel in Love (Amarsi un po’) e Keep on Cruising (Sì viaggiare).


Ancora ancora ancora (Mina – 1978)

Ancora ancora ancora è una canzone di Mina (Mina Anna Mazzini, Busto Arsizio, 25 marzo 1940) del 1978, il cui testo fu scritto da Cristiano Malgioglio che, sempre per la straordinaria interprete, aveva già scritto, pochi anni prima, L’importante è finire. Ancora ancora ancora fa parte di un doppio album dal titolo “Mina Live ’78”. La canzone venne anche utilizzata come sigla finale del programma “Mille e una luce” finché, durante l’esibizione, la stessa Mina venne censurata per via di atteggiamenti considerati troppo “ammiccanti”. Stranamente (probabilmente solo una coincidenza) proprio l’estate del 1978 vide l’ultima apparizione di Mina in tv.


Anima Mia (I Cugini di Campagna – 1974)

Anima Mia è una famosa canzone de I Cugini di Campagna (band romana fondata dai fratelli Ivano e Silvano Michetti nel 1970) che da il titolo ad un’intero album pubblicato nel ’74 per l’etichetta Pull. In realtà “Anima mia” uscì anche come singolo (pubblicata assieme al brano Te lo dico) ed ebbe subito un clamoroso successo, tanto da divenire, nel tempo, oggetto di cover da parte di diversi artisti di fama internazionale, come Dalida (che tradusse il testo parzialmente in francese), Perry Como o Frida degli ABBA.


Bella senz’anima (Riccardo Cocciante – 1974)

Bella senz’anima è uno dei brani più celebri di Riccardo Cocciante (Saigon, 20 febbraio 1946) ed è stato anche quello che gli spalancò le porte del successo. Contenuta nel disco “Anima”, la canzone è stata scritta dallo stesso Cocciante in collaborazione con Amerigo Cassella e Marco Luberti, mentre gli arrangiamenti portano la firma di Ennio Morricone. Il testo della canzone si basa su una sorta di sentito monologo che un uomo ha con se stesso, il bersaglio di questo monologo è la sua precedente compagna rea, secondo lui, di aver posto fine alla loro storia.


Berta Filava (Rino Gaetano – 1976)

Berta Filava è un 45 giri di grande successo pubblicato da Rino Gaetano (Salvatore Antonio Gaetano, Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981) nel 1976 insieme alla traccia “Mio fratello è figlio unico”. Il titolo della canzone viene dal detto È passato il tempo in cui Berta filava” (con possibili varianti regionali), per indicare le differenze che ci sono tra l’oggi, il presente, e i tempi andati che non torneranno più. Berta Filava ebbe un tale riscontro tra il pubblico sul finire degli anni ’70 che la canzone fu utilizzata anche in spot pubblicitari di famosi marchi commerciali come ad esempio quello FIAT.


Comprami (Viola Valentino – 1979)

Comprami / California è il primo singolo di Viola Valentino (Virginia Maria Minnetti, Canzo, 1 luglio 1949)Scritto da Renato Brioschi e Cristiano Minellono il 45 giri esce quasi in sordina, ma ottiene successivamente un notevole successo soprattutto grazie alle partecipazioni della stessa Viola Valentino al Festivalbar e al CantagiroIl brano, che parla di una donna che si propone ad un uomo particolarmente sfortunato in amore, solleva non poche polemiche al punto che il movimento femminista, all’epoca particolarmente attivo, lo contesta aspramente. Comprami oltre ad essere stato il primo successo di Viola Valentino è anche la sua canzone più famosa.


Figli delle Stelle (Alan Sorrenti – 1977)

Figli delle stelle è uno dei primissimi esempi di musica pop-dance italiana cantata non in lingua inglese (come si usava allora e come si usa fare ancora oggi). Scritta ed interpretata da Alan Sorrenti (Napoli, 9 dicembre 1950) la canzone uscì prima all’interno dell’omonimo album e poi come singolo, siamo nel 1977. Il 45 giri arrivò, sempre nello stesso anno, primo in classifica per poi lasciare il posto ad una certa Stayin’ Alive dei Bee Gees. Nel complesso “Figli delle Stelle” rimase nelle top ten italiane per sedici settimane consecutive tanto da diventare uno dei singoli più venduti di tutto il 1977.


La mia banda suona il rock (Ivano Fossati – 1979)

La mia banda suona il rock (1979) è uno dei maggiori successi di Ivano Fossati (Ivano Alberto Fossati, Genova, 21 settembre 1951). La canzone è un ottimo esempio di rock melodico, tanto che il suo sound, diretto ed efficace, è uno dei pezzi più “coverati” di tutto il panorama della musica italiana. Malgrado il successo comunque Ivano Fossati, almeno a stare da quanto lui stesso ha affermato in interviste anche recenti, continua a considerare “La mia banda suona il rock” un “simpatico esperimento giovanile”, al punto da preferirgli diverse altre canzoni, sempre del suo stesso repertorio, più “sofisticate” e molto meno note.


L’angelo azzurro (Umberto Balsamo – 1977)

L’angelo azzurro è forse una delle canzoni più note di Umberto Balsamo (Catania, 10 marzo 1942). Scritta dallo stesso Balsamo insieme a Cristiano Malgioglio il pezzo ebbe una storia travagliata tanto che, come ha affermato il musicista in una recente intervista, la canzone inizialmente fu proposta a Mina che la rifiutò. Fu solo dopo questo rifiuto che l’artista catanese decise di cantare egli stesso L’angelo azzurro e infatti, nel 1977, include la canzone nell’album “Malgrado tutto…l’angelo azzurro”. Il disco è un successo al punto da vendere un milione di copie e diventare uno dei tormentoni di quegli anni.


La sedia di lillà (Alberto Fortis – 1979)

Scritta e musicata da Alberto Fortis (Domodossola, 3 giugno 1955) ed inserita nell’omonimo album del 1979, La sedia di lillà è una delle melodie più struggenti e amare della fine degli anni settanta e sicuramente una delle canzoni più belle del cantautore piemontese. Il testo, a quanto pare ispirato alla vicenda di un anziano zio tetraplegico al quale l’artista era molto affezionato, racconta di un uomo che, costretto sulla sedia a rotelle (la sedia di lillà), parla della sua condizione con un amico che va a trovarlo, quest’uomo però non ce la fa più a sopportare il peso dell’esistenza e alla fine cede.. “Sono andato a casa sua, sono andato con i fiori. Mi hanno detto: adesso è uscito, adesso è andato a passeggiare. Ma io vedevo un’ombra appesa, la vedevo dondolare… non voleva stare sulla sedia di lillà”.


Liù (Alunni Del Sole – 1978)

Vincitrice del Festivalbar del 1978 ed inserita all’interno dell’album che prende il suo nome, Liù è uno dei maggiori successi degli Alunni del Sole, complesso fondato dai fratelli napoletani Paolo Morelli (pianoforte e voce) e Bruno Morelli (chitarre) ai quali si aggiunsero, una volta che i due giovani musicisti napoletani approdarono a Roma in cerca di fama (fine anni ’60), Giulio Leofrigio (batteria) e Giampaolo Borra (basso). Liù è un classico e riuscito pezzo melodico scritto dallo stesso Paolo Morelli che ebbe subito successo, bissando così l’ottimo riscontro di pubblico e critica dei due precedenti lavori del gruppo, Le maschere infuocate del 1976 e ‘A canzuncella del 1977.


Ma che freddo fa (Nada – 1970)

Ma che freddo fa è una canzone scritta, per quanto riguarda il testo, da Franco Migliacci e, per quanto concerne la musica, da Claudio Mattone. Il brano fu presentato inizialmente al Festival di Sanremo del 1969 ed affidato, in doppia esecuzione, a una giovanissima Nada (Nada Malanima, 17 novembre 1953, Rosignano Marittimo), allora solo quindicenne, e ai The Rokes (band inglese dell’epoca che raggiunse la fama qui in Italia). La versione di “Ma che freddo fa” che ebbe maggior successo fu quella appunto di Nada, tanto da diventare uno dei grandi tormentoni dell’anno seguente, il 1970, e avviare così la brillante carriera dell’artista toscana.


Minuetto (Mia Martini – 1973)

Minuetto è un singolo del 1973 di Mia Martini (Domenica Rita Adriana Bertè, Bagnara Calabra, 20 settembre 1947 – Cardano al Campo, 12 maggio 1995) pubblicato insieme alla canzone “Tu sei così”. Si tratta del 45 giri in assoluto più venduto dalla cantante di origine calabrese ed anche quello che forse le regalò maggiori soddisfazioni (le valse infatti un disco d’oro e la vittoria al Festivalbar sempre nel 1973). La canzone racconta le ore tutte uguali di una donna, schiava del suo uomo, il quale prende ciò che vuole e se ne va. Minuetto fu scritta da Franco Califano che, come lui stesso affermò anni dopo in un’intervista, trasse in parte spunto proprio dalle vicende sentimentali, abbastanza burrascose, che Mia Martini visse sulla sua pelle in quegli stessi anni.


Montagne verdi (Marcella – 1972)

Montagne verdi è un singolo di Marcella Bella (Giuseppa Marcella Bella, Catania, 18 giugno 1952) pubblicato su vinile a 45 giri nel febbraio del 1972 insieme alla traccia “Tu insieme a lei”. Il brano, scritto dal fratello Gianni e da Giancarlo Bigazzi, binomio artefice di alcuni dei più grandi successi della cantante catanese, fu presentato al Festival di Sanremo, sempre nel 1972, dove si piazzò in settima posizione. La partecipazione a Sanremo diede grande visibilità all’allora semi sconosciuta e giovanissima cantante tanto che, Montagne verdi, arrivò a vendere oltre mezzo milione di copie, spalancando così le porte del successo a “Cespuglio”, come all’epoca veniva affettuosamente chiamata per via della sua chioma un po’ arruffata Marcella Bella. 


Non si può morire dentro (Gianni Bella – 1976)

Vincitore del Festivalbar del 1976 e dominatore della hit parade italiana nell’estate dello stesso anno, Non si può morire dentro è una canzone di Gianni Bella (Catania, 14 marzo 1947) scritta da Giancarlo Bigazzi (parole) e dallo stesso Gianni Bella (musica). Il testo parla di una storia d’amore finita, è lui che lascia lei e lei gli dice “non si può morire dentro”, ma adesso è lui che, dopo averla lasciata, si sente “morire” dentro.. Il 45 giri, che includeva la traccia “T’amo”, rimase per dieci settimane in testa alla hit parade, risultando in Italia il secondo singolo più venduto dell’anno dopo Ancora tu” di Lucio Battisti. Non si può morire dentro fu tradotta con successo anche in lingua spagnola con il titolo “De amor ya no se muere”.


One for you, one for me (La Bionda – 1978)

One for You, One for Me è un successo della dance italiana firmato da La Bionda, duo composto dai fratelli Carmelo La Bionda (Ramacca, 2 febbraio 1949) e Michelangelo La Bionda (Ramacca, 25 agosto 1952) considerati, tra l’altro, tra i maggiori interpreti della disco-music all’italiana, conosciuta anche all’estero, soprattutto negli anni ’80, con il nome di “Italo disco”. Il singolo, pubblicato da Baby Records, fu subito un grande successo in Italia ed altrettanto in Europa, raggiunse infatti i primissimi posti delle classifiche in paesi come Germania, Belgio e Svizzera. Scritta dai fratelli La Bionda insieme a Richard Palmer-James, One for You, One for Me rappresenta il maggior successo discografico del duo siciliano.


Pensiero (Pooh – 1971)

Pensiero è un 45 giri pubblicato nel 1971 dai Pooh, band pop rock italiana tra le più longeve di sempre (è infatti nata nel 1966) ed anche quella con il maggior numero di dischi venduti (oltre cento milioni di copie in cinquant’anni di carriera). Il singolo, comprensivo della traccia “A un minuto dall’amore”, ha il testo di Valerio Negrini, le musiche di Roby Facchinetti e gli arrangiamenti di Gianfranco Monaldi. Sempre nello stesso periodo i due brani del 45 giri sono stati inseriti anche nell’album “Opera prima”Pensiero narra la vicenda di un carcerato, in realtà innocente, che può raggiungere la donna che ama soltanto con il “pensiero”.. è una delle canzoni più applaudite e più cantate dal pubblico nei tour del gruppo.


Pensiero Stupendo (Patty Pravo – 1978)

Pensiero Stupendo è un successo di Patty Pravo (Nicoletta StrambelliVenezia, 9 aprile 1948) pubblicato dalla RCA nel 1978. Il pezzo nacque qualche anno prima per mano di Oscar Prudente e fu successivamente rimaneggiato da Ivano Fossati che doveva prepararne una nuova versione destinata a Loredana BertèFossati scrisse dunque una storia sensuale e trasgressiva, in linea col personaggio della Bertè, allora in piena ascesa, alla quale però la canzone non piacque. Fu solo in seconda battuta quindi che “Pensiero Stupendo” fu proposto a Patty Pravo che, a differenza della Bertè, fu subito entusiasta perché il testo della canzone le ricordava da vicino una notte “trasgressiva” passata al Pipers, diversi anni prima, con Nat e Nick del gruppo beat BlackJackil.  


Piccola e Fragile (Drupi – 1974)

Scritta da Luigi Albertelli il brano Piccola e fragile, del 1974, è uno dei maggiori successi di Drupi (Giampiero Anelli, Pavia, 10 agosto 1947) ed anche quello che probabilmente evitò al cantante pavese di tornare a fare il mestiere che faceva prima di darsi alla musica, l’idraulico. Infatti Drupi (pseudonimo che deriva dal nome di un folletto che l’artista aveva interpretato da bambino in una commedia) solo l’anno precedente, nel 1973, aveva partecipato al Festival di Sanremo con la canzone “Vado via” classificandosi ultimo. L’amarezza fu molta ma, l’anno seguente, nel 1974 appunto, succedono due fatti positivi, “Vado via” inizia a scalare le classifiche e il nuovo singolo, “Piccola e Fragile”, ha un successo pressoché immediato..


Poster (Claudio Baglioni – 1975)

Poster è una delle canzoni più note e belle dell’intera discografia di Claudio Baglioni (Claudio Enrico Paolo Baglioni, Roma, 16 maggio 1951). Pubblicato in “Sabato pomeriggio” nel 1975singolo trainante dell’omonimo album che uscirà poco dopo, Poster scalò rapidamente le classifiche italiane tanto da raggiungere la vetta e rimanervi per quindici settimane consecutive. Nel testo della canzone viene rappresentata una lunga attesa di un metrò in una stazione non meglio precisata dove il tempo sembra non passare mai. Il manifesto di un viaggio esotico è lo spunto, per il protagonista della canzone, di immaginare una realtà diversa da quella, caotica e piatta, nella quale è costretto a vivere e della quale probabilmente farebbe volentieri a meno..


Quella carezza della sera (New Trolls – 1978)

Quella carezza della sera è uno dei pezzi più famosi dei New Trolls, band storica (Genova 1967) del rock progressivo italiano che, alla fine degli anni settanta, si era spostata verso sonorità più pop-rock. Pubblicata nel 1978 con l’etichetta Warner Bros, il brano era la seconda traccia dell’album Aldebaran, oltre ad essere il “lato b” dell’omonimo 45 giri. In realtà “Quella carezza della sera” godette da subito dei favori del pubblico al punto che, nel corso del tempo, ha subito due diversi “restyling”, il primo nella seconda metà degli anni ottanta, mentre il secondo, più recente, negli anni novanta. Questo ha fatto di “Quella carezza della sera” il vero e proprio cavallo di battaglia della formazione genovese.


Samarcanda (Roberto Vecchioni – 1977)

Oh, oh cavallo, oh, oh cavallo… divenuta famosa per il suo divertente ritornello, Samarcanda è probabilmente uno dei maggiori successi di Roberto Vecchioni (Carate Brianza, 25 giugno 1943) e sicuramente quello che lo fece conoscere al grande pubblico. La canzone, ispirata ad una antica favola orientale, racconta la storia di un soldato che, una volta sopravvissuto alla guerra, sta festeggiando lo scampato pericolo quando all’improvviso tra la folla scorge una donna vestita di nero (personificazione della morte) che lo fissa a distanza. Credendo che sia lì per lui, il soldato scappa a cavallo in un paese lontano, di nome Samarcanda ma, proprio li, trova la morte! Il destino ha voluto che il soldato sia scappato proprio dove la morte lo aspettava..


Sei Bellissima (Loredana Bertè – 1975)

Sei bellissima è il secondo 45 giri di Loredana Bertè (Bagnara Calabra, 20 settembre 1950) pubblicato nel 1975 insieme alla traccia “Spiagge di notte”. La canzone, scritta da Claudio Daiano (testo) e da Gian Pietro Felisatti (musica) partecipò, sempre quello stesso anno (1975), a Un disco per l’estate” venendo tuttavia eliminata. Il singolo comunque ottenne successo tanto da superare le centomila copie e diventare, nel corso del tempo, uno dei cavalli di battaglia della cantante calabreseIn una recente autobiografia Loredana Bertè ha affermato che scrisse il testo della canzone lei stessa ispirandosi alla sua storia d’amore con Adriano Panatta ma che, non essendo all’epoca iscritta alla Siae, dovette far registrare il brano a nome Daiano/Felisatti. 


Splendido Splendente (Donatella Rettore – 1979)

Splendido Splendente è uno dei più grandi successi di Donatella Rettore (Castelfranco Veneto, 8 luglio 1955), cantante pop di casa nostra che, nel 1979, quando pubblicò il 45 giri, era ancora poco conosciuta in Italia malgrado le partecipazioni a due edizioni del Festival di Sanremo (1974-1977), mentre era già famosa in paesi come Germania e Svizzera dove il suo Lailolà” aveva venduto oltre 500.000 copie. Splendido Splendente si avvalse della collaborazione di un musicista del calibro di Tullio De Piscopo e arrivò presto al successo tanto da scalare le top ten settimanali. Il testo della canzone trattava, in periodi ancora non sospetti, il tema, oggi attualissimo, della chirurgia estetica, affrontandolo però con un’ironia tipica della migliore Rettore.


Tomorrow (Amanda Lear – 1977)

Versatile, intelligente, ironica e poliglotta Amanda Lear (Hong Kong, 18 novembre 1939) divenne un personaggio molto noto anche qui in Italia proprio a partire dal 1977 quando pubblicò il suo Tomorrow, un 45 giri dalla vena pop che raggiunse, in breve tempo, il primo posto nelle classifiche. In realtà Amanda Lear si era già fatta strada come modella distinguendosi subito per una certa androginia che, oltre a colpire il pittore surrealista Salvador Dalí che la ritrasse più volte, fece breccia anche in un certo David Bowie che divenne suo amante, anzi pare che sia stato proprio il grande cantante inglese a suggerirle di giocare sull’ambiguità per attirare l’attenzione di pubblico e media..


Triangolo (Renato Zero – 1978)

Triangolo è una tra le più celebri canzoni di Renato Zero (Renato Fiacchini, Roma, 30 settembre 1950) e quarta traccia del riuscitissimo “Zerolandia”. Il brano divenne noto per il testo ambiguo e trasgressivo, così come ambiguo e trasgressivo, almeno rispetto la società dell’epoca, appariva Renato Zero tanto che, la sua musica e il suo personaggio contribuirono non poco a svecchiare il costume dell’Italia di quegli anni. La canzone racconta di un uomo che accetta un invito a casa da parte di una donna, l’uomo immagina che la serata si concluderà con un rapporto a due ma ignora che, a casa della donna, c’è anche un altro uomo. Dapprima, il nostro protagonista si mostra scandalizzato dalla proposta del “triangolo sessuale” mentre sul finale della canzone si dimostra più possibilista fino ad ammettere «Il triangolo io lo rifarei.. perché no? Lo rifarei!»..


Tu (Umberto Tozzi – 1978)

Dan, dabadan, dabadan babadan, bam, bam, bam Tu.. è uno dei tormentoni del 1978 di Umberto Tozzi (Umberto Antonio Tozzi, Torino, 4 marzo 1952) che, dopo lo strepitoso successo dell’anno precedente di “Ti amo”, e prima di “Gloria”, che farà il pieno di vendite l’anno successivo (1979), piazza il suo “triplete” personale che lo incorona come uno dei cantanti pop più rappresentativi della fine degli anni ’70. La canzone, il cui successo è dovuto probabilmente al suo motivetto orecchiabile e facile da ricordare, fa parte dell’omonimo album scritto dallo stesso Tozzi insieme a Giancarlo Bigazzi. Nell’album, oltre a “Tu”, che uscì anche in versione 45 giri, sono presenti diversi brani importanti come Zingaro, Tu domani e Perdendo Anna.


Tutto il resto è noia (Franco Califano – 1976)

Romanaccio sarcastico e spaccone Franco Califano (Francesco Califano, Tripoli, 14 settembre 1938 – Roma, 30 marzo 2013) è stato, per certi aspetti, tra i cantautori italiani più originali di tutto il panorama musicale. La sua canzone più nota, “Tutto il resto è noia“, pubblicata nel ’76 nell’omonimo album, esprime un po’ la filosofia di vita del “Califfo”, il suo modo di vedere i rapporti amorosi e, più in generale, le relazioni sentimentali. Nel testo della canzone traspare infatti l’adrenalina del primo appuntamento e la passione della prima notte d’amore e poi.. sopraggiunge l’immancabile routine.. la noia appunto! A quanto pare Franco Califano credeva così fermamente in quel suo “motto” da farselo tatuare addirittura sull’avambraccio destro.

 

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